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Riflessioni sul naufragio della nave COSTA CONCORDIA del 13 gennaio 2012, isola del Giglio - Italia

Scrivo questo articolo sul naufragio della Costa Concordia all'isola del Giglio di 2 giorni fa perchè ogni evento di queste dimensioni spinge a riflettere a chi va per mare, per passione, diletto o per lavoro.
Ciò che vado a scrivere è frutto delle informazioni ancora non tutte confermate e consolidate di 2 giorni concitati trascorsi dal naufragio, ma mi sembra ce ne sia già abbastanza per farci ragionare e trarre qualche insegnamento a caldo, mentre ancora, forse, delle persone sono intrappolate tra le lamiere della Concordia ed anche il piccolo gioiello dell'isola del Giglio teme per la sua sorte ambientale, legata alla presenza di centinaia di tonnellate di carburante presenti nei serbatoi del relitto, a rischio di affondare completamente aggravando ancora di più la situazione.

E' un pò una riflessione su quello che potrebbe essere successo realmente e su quello che a volte è successo a noi tutti, cioè di azzardare oltre il limite consentito, senza pretendere che sia, in questo caso, accaduto realmente.

Secondo me, questa tragedia della Costa Concordia si può riassumere in poche parole:
follia umana, presunzione, eccesso di fiducia e di sicurezza in se stessi.

Tutte cose che possono cogliere ognuno di noi in qualsiasi momento.
Tanto più gravi se colgono contemporaneamente e probabilmente, più soggetti al ‘governo’ di una nave.

Una nave che, come alcuni hanno già argutamente fatto notare, ricorda l’attuale ‘nave’ Italia, coricata su un fianco.

Non a caso il termine ‘Governo’ (vi ricorda qualcosa?!?), viene dal latino e ancor prima dal greco: Gubernare, indicando chi sta al timone e tiene la barca sulla giusta rotta e, in senso più allargato, chi mantiene sulla giusta rotta la ‘nave’ della comunità controllando con perizia il timone.
Di qui la grande responsabilità di chi assume questo compito, nei confronti della nave e di tutti coloro che sono ‘imbarcati’.
Vedi la nota etimologica in calce, tratta da Wikipedia e dal sito Rai-educational.

Ma anche i timonieri, a volte, dimenticando che chi li fronteggia, il mare, non perdona errori, a volte peccano di presunzione, pensano di essere, loro stessi, un po’ degli dei del mare e agiscono in modo sconsiderato, accecati dalla folia di un attimo.

Molte volte va bene, la scampano apparendo quasi mitici agli occhi dei profani nell’osare laddove sarebbe più opportuno esser cauti, ma alcune volte viene presentato un conto molto, molto salato, come nel caso della Concordia.

Tutti noi che andiamo per mare facciamo errori di valutazione, ad ogni errore conquistiamo un briciolo di saggezza in più, e ciò nonostante errori ed incidenti continuano a capitare, ricordandoci che, forse, avremmo potuto fare le cose diversamente.
Venendo alla Concordia, non posso non pensare che chi era al governo della nave (in questo caso chi aveva il comando della nave e potere di decidere la rotta, non chi la governava fisicamente) abbia peccato di ‘troppa confidenza’ e di 'presunzione' : nelle proprie capacità, negli strumenti a disposizione, nelle condizioni meteo; al comando di una nave perfetta, modernissima, con bel tempo, mare calmo, buona visibilità per quanto buona possa esserlo di NOTTE!

Ma, di NOTTE, si può vedere bene la costa illuminata, sicuramente è impossibile vedere uno scoglietto semisommerso che sta lì da qualche milione di anni.

Di NOTTE, è difficilissimo per chiunque valutare con precisione le distanze in mare, i nostri sensi non hanno i riferimenti necessari per operare al meglio, dobbiamo procedere alzando moltissimo il livello di allerta, ricorrendo alla conoscenza pregressa dei luoghi ed alla nostra esperienza, ricorrendo a tutti gli strumenti di ausilio alla navigazione ed alla tecnologia disponibile. Ed alla massima dose di prudenza possibile, esagerando in eccesso i margini di errore che ci saremmo concessi di giorno. Per capirci, se di giorno mi concedo di passare, con una barca di 10mt, a distanza di 100 mt da uno scoglio ben visibile o da una zona pericolosa, di notte se necessario prenderò riferimenti per passarci a non meno di un miglio...).

Senza elementi che diano massima sicurezza e i più ampi margini di errore, nessuno in piena coscienza si avvicinerebbe di notte a coste che non conosce più che bene, a patto di poterlo evitare.
I relitti disseminati ovunque sottocosta, nel mondo, sono li a testimoniarlo.

Non so se la Concordia stesse procedendo con gli strumenti automatici di navigazione o manualmente: essendo così vicina alla costa propendo per la seconda ipotesi, navigazione manuale ma con l’assistenza di tutti gli apparati di cui può disporre un mostro tecnologico come quello. Ma anche se procedesse con il pilota automatico non cambierebbe molto le cose.

In ogni caso, la troppa confidenza (non voglio pensare che la nave non fosse sotto controllo e se ne stesse andando per conto suo ‘non governata’! Il mio cervello si rifiuta di arrivare a questo punto!) può aver suggerito a qualcuno di osare un passaggio molto ravvicinato. In un momento di 'leggerezza' o incoscienza, qualcuno potrebbe aver pensato:" la carta nautica del Giglio ed il GPS mi indicano che il pericolo è fuori dalla nostra rotta; si, passeremo vicini agli scogli delle 'Scole' , ma poco più al largo il fondale è buono e scende ad una profodnità di sicurezza, ci passiamo tranquillamente, sembrerà di poter toccare l’isola!
Quante volte sono venuto qui al Giglio, in vacanza o per lavoro? La notte è magnifica! I 4000 passeggeri, compreso l’equipaggio, godranno di uno spettacolo fantastico!"

Le difese e gli allarmi sono bassi, un po’ tutti confidano nella perizia di chi ha deciso la rotta, d’altronde ha esperienza da vendere, e nessuno osa, da subalterno, azzardare a dire (ma potrebbe averlo pensato...): ‘…ma non siamo un po’ troppo vicini? Non sarebbe meglio essere più prudenti e prendere un maggiore margine di sicurezza?
Che ci ‘costa’ passare un po’ più al largo facendo un mezzo giro???"

Ci ‘costa’ la Costa, Concordia!

Lo spettacolo improvvisamente si tramuta in un rumore sinistro, terribile, che mai nessuno vorrebbe sentire sotto la propria chiglia: SCRATCHZPRTGNIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIBANG!!!!
La nave trema come una foglia, abbiamo ‘toccato’!

E qui la follia e la troppa fiducia continua il suo percorso: ma com’è possibile?!?! Cosa abbiamo toccato?!?! Secondo la carta nautica qui non ci doveva essere nulla! ( ma a pochi metri si……).

Che danni abbiamo? Abbiamo falle sotto la linea di galleggiamento? Imbarchiamo acqua?

Comandante diamo l’allarme alla Guardia Costiera? NO!

O non ancora.
Com’è possibile??? Abbiamo 4000 persone a bordo potenzialmente in pericolo, e non lanciamo l’allarme?!?!
Anche se non avessimo ancora la percezione del reale pericolo, non chiamiamo chi potrà aiutarci ed a questo è preposto???
L’allarme, sembra, è stato dato dopo un’ora dall'urto : un’eternità!

Intanto lo scoglietto a pelo d’acqua è stato strappato dal suo millennario giaciglio, si è incuneato proprio sotto la linea di galleggiamento, e poco sensibile alla manifestazione di potenza di questo mostro luminoso che gli sta passando sopra, senza troppa delicatezza gli mostra chi è il più forte: gniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!

Squarcio sulle lamiere di 70 metri e si incastona a perenne ricordo tra di loro come una specie di pietra preziosa , un anello di matrimonio indissolubile, fino alla morte.

Molto recentemente è accaduto un episodio tutto sommato simile: la navigatrice oceanica F.Arthaud, protagonista di navigazioni in solitario in tutti i mari e con ogni tempo, se ne stava navigando di notte con la sua barchetta in solitario, dall’Italia alla Corsica, ottobre 2011.
Bel tempo, devo fare pipì, non mi va di andare sottocoperta, la farò sporgendomi in fuori, dallo specchio di poppa, l’ho fatto centinaia di volte.
Non mi lego, farò in un lampo, è tutto tranquillo. Ma nella notte arriva un’onda più alta delle altre, chissà da dove è venuta nel buio!, e mi sbalza improvvisamente. Non mi stavo tenendo bene, è capitata proprio mentre mi tenevo con una sola mano: cado in acqua!
La mia barca se ne sta andando, impossibile raggiungerla.

Ma sono abbastanza vicina alla costa, non abbastanza da poterla raggiungere a nuoto, in questa stagione, ma abbastanza perché con il mio TELEFONO CELLULARE IMPERMEABILE che ho in tasca possa lanciare l’allarme! (a volte una semplice accortezza di questo tipo, nella follia di un secondo, e pochi euro spesi in più ti possono salvare la vita. Un cellulare normale in acqua non avrebbe avuto speranze!)
Sono quasi in ipotermia ma vedo l’elicottero avvicinarsi, ce la farò anche questa volta, proprio sul filo tra vita e morte!
Chissà come si comporterà la navigatrice le prossime volte che le scapperà di fare la pipì a bordo, resta il fatto di aver peccato di un eccesso di fiducia in se stessa che le poteva costare la vita, ma in fondo era sola con la sua barca, non ha messo a repentaglio la vita di nessun altro.

Non credo che il comandante della Concordia avrà molte altre possibilità per valutare diversamente una simile situazione, ma certamente non vorrei essere nei suoi panni, nella sua mente, nel vortice dei suoi pensieri, che a caldo gli hanno fatto dire: quello scoglio non era indicato sulle carte nautiche! ( e tu che ci facevi a pochi metri dagli altri scogli, quelli si indicati molto bene, ammesso e non concesso che fosse così, con una nave come la Costa Concordia lunga ben 292 mt e con 4000 persone a bordo, quando di notte nemmeno i barchini dei pescatori del luogo si avvicinano così pericolosamente a quegli scogli?
Il gioco di prestigio da applauso?).

Non ce n’era nessun bisogno, poco oltre c’era mare profondo e navigabile.

Non è finita qui, nelle ore successive sembra siano accadute cose altrettanto gravi, dalle misure di sicurezza a bordo, ai piani di evacuazione, alla preparazione dell’equipaggio ad un evento di naufragio, all’abbandono della nave, alla perdita di vite umane.

Tutto sommato, senza voler fare accostamenti inappropriati, non mi sembra una situazione molto dissimile da quella in cui ci troviamo a volte in mare, quando con la nostra tranquilla barca a vela ci vediamo sfrecciare a pochi metri mostri galoppanti giganteschi, inconsapevoli (loro) che il più banale inconveniente, il minimo cambio di rotta può provocare in pochi secondi la tragedia!

Senza per questo voler sminuire anche il nostro, di eccesso di sicurezza, che a volte ci viene a trovare, ma che oggi ha subito un altro colpo per mano di questa sciagura della Concordia.

Ne faremo tesoro.

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Nota sull'origine del termine ‘governo’.

Il termine italiano governo rinvia al greco kybernán e quindi al latino gubernare, da cui si formò gubernum.

Ma cosa accomuna un membro del governo, il pilota di una nave e uno studioso di cibernetica? Se guardiamo alla storia delle parole, l’origine stessa di questi nomi.

Il verbo greco kybernán, un termine di origine piuttosto controversa, significava infatti reggere il timone di un’imbarcazione, con riferimento alla funzione del pilota di una barca o di una nave che la mantiene sulla rotta fissata.

Kybernetes era appunto il pilota, o il timoniere, mentre l’arte di pilotare, di guidare era detta kybernetikè tékhne, da cui il matematico americano Norbert Wiener ha tratto in inglese nel 1948 cybernetics come scienza che studia come riprodurre nelle macchine i sistemi di guida e di controllo del cervello degli esseri viventi: di qui provengono l’italiano cibernetica e i suoi derivati riferiti ai cervelli elettronici.

Per un popolo di navigatori come i Greci questo verbo costituiva veramente un termine chiave, emblematico, che presto dall’impiego tecnico nautico era passato al valore traslato e più generale di chi mantiene gli altri sulla giusta rotta, cioè li governa.

Questa metafora è da accostare alle molte altre del linguaggio odierno, collegate agli stessi ambienti e oggetti, per cui è comune affermare che "si sta nella stessa barca" soprattutto quando c’è burrasca, o che "si manda avanti la barca" anche se non si è proprio navigati, cioè esperti.

Dal greco la parola, nel suo duplice significato, è entrata molto presto nella lingua latina, dove ha dato gubernare e gubernum, quello con cui si governa, con riferimento al timone di una nave o anche con il significato più generico di governo, che nell’italiano di oggi ha prevalso.

Nei secoli passati, tuttavia, anche in italiano governo poteva avere significato di timone, come attestano Dante, Petrarca e Bembo.









 

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