La Tana degli Orsi – una nuova storia in barca a vela

La Tana degli Orsi – una nuova storia in barca a vela

Ricevo da un carissimo amico e compagno di navigazione questa storia, che parla di passioni, emozioni, gioie e dolori che si affrontano quando si decide di acquistare ‘la barca’!
E’ stata un emozione leggerla e la condivido per tutti quelli a cui già solo la parola VELA smuove qualcosa nel profondo.

A qualcuno l’avevo accennato … Sembrava solo una suggestione, un’ipotesi fantasiosa, nata più per giocare a ragionarci che non come una reale – magari remota – possibilità.
E invece, qualche settimana fa …

La Tana degli Orsi” è tornata in mare!!!!!

Tana degli orsi

La Tana … Era quasi due anni che la sua presenza aleggiava abbandonata nei meandri di lontane parentele acquisite, non sto a dirvi per quali circostanze.

      Ci avevo pensato su per un attimo, un anno fa, ma avevo lasciato subito perdere. Pensai: “Un Canados 33, piccolo e scomodo, timone a barra, vecchio come il cucco (1984), con solo 20 hp di uno spompato Nanni-Farymann, una sola vera cabina a prua, 10 mt falsi che servono solo per doverla pure iscrivere e pagarci le tasse … Come potrò mai farci il giro del mondo?!??!

Bleah, non fa per me!”.

Poi … l’idea è ritornata a galla a Natale, quasi per caso, e … per scherzo ho mandato un sms ad un vero amico, di quelli di lunghissima data, che non sentivo da un bel po’ …:

“Ce l’hai ancora quel sogno nel cassetto?”.
E lui, 15 sec dopo e senza sapere di che si parlava … “Quando andiamo a vederla?”.
Ed io: “Ma si, giusto per farci una gita a Cala Galera e stare una giornata insieme …”

L’abbiamo vista a dicembre, dimessa, da anni ferma sul trespolo di un cantiere. Qualche info intanto ci diceva che era una barca ben fatta dal Vallicelli, quello di Azzurra, e che all’epoca – a saperla far andare … – nelle regate di circolo di filo da torcere ne dava a molte, anche più grosse: linee da crociera scomoda ma veloce, un po’ di vela, dura da tenere, ma grintosetta, anche con le ariette …

E allora ci siamo cominciati a dire:

“ Le mogli non ci verrebbero mai manco per tre giorni, figuriamoci due settimane ‘in crociera’ … e il mondo è troppo grosso per girarlo a 50 anni … forse per noi ci vuole qualcosa così, a misura giusta, che ci faccia divertire di quando in quando, qualche oretta, una giornata, al più qualche we …
e cmq è abilitata a navigare senza limiti, non si sa mai … e cmq – cabina a parte – le 2 cuccette di poppa sono comode, la dinette pure, bagno e cucina ci stanno, e se serve tiene quasi 300 lt di acqua … il legno degli interni sembra sia stato risistemato prima di essere mollata e non pare che hanno quasi trent’anni… gli stopper sono quelli di una volta ma le manovre tutte rinviate in pozzetto ce le ha… la barra sarà rognosa ma lascia il pozzetto bello libero …
E c’è pure un po’ di teak.
E l’hai visto quel bel gennaker rosso-arancio e nuovo nuovo? Te l’ho detto che quel Maurizio, quello che mi ha insegnato, ce lo faceva murare direttamente a prua? Mmm, il pozzetto non è poi così piccolo e … guarda che gavoni qua a poppa! Oddio, sta barca è proprio piccoletta, me la sognavo più grande. Si, vabbè, ma …, a pensarci bene, io e te, con più di 10 mt, … ma che ci dobbiamo fare?”

Qualche settimana dopo chiamiamo un perito (non di zona, che fidarsi è bene, ma …), che un giorno finalmente viene e dice:
“ragazzi, sta barca è vecchia, ma era costruita bene, lo scafo è a posto, bolle manco una e su un Canados mi sarei stupito di trovarne, niente umidità in profondità, botte grosse non si vedono, crepe non si sentono; i perni del bulbo vanno spazzolati ma stanno a posto, le prese a mare sono abbastanza nuove e per fortuna girano, due serbatoi d’acciaio erano stati aggiunti non da molto, il timone ha solo un pizzico di gioco ma dopo 30 anni è più che nella norma …, le sartie ancora per un po’ reggeranno, il tendipaterazzo funziona, materia ce ne è tanta che oggigiorno ce ne farebbero due di barche, e si vede che il padrone la curava; il motore no, dovete tirarlo giù ed incrociare le dita, trovare i pezzi sarà dura. Perché l’acqua di mare, quando resta dentro, fa male male … come pure il cesso, è bloccato … E volevo vedere che non c’era un po’ d’acqua in sentina: ma l’avete vista la neve che ha fatto e che c’era fino a una settimana fa? E dovrete far dare una frullinata a quel po’ di ruzza che c’è alla fine del bulbo, e siliconare sotto tutti i candelieri, e levare sti 10 strati di antivegetativa, … poca roba insomma.

Se preferivate che vi dicessi che è meglio che lasciate perde perché sta barca è da buttare, mi dispiace per voi, ma da me non lo sentirete. E non lo leggerete!“

Insomma, cadendo nel più tipico errore dei faciloni dilettanti entusiasti, spericolati e fregnoni, prima ci siamo detti “giochiamo a fare un budget” e poi: “dai, famo sta pazzia!”.

D’altronde un Orso vero, specie di carattere, ormai Bianco, e che tra l’altro è amico di “BIANCO ORSO III” e che ha un amico-socio ancora più Orso di lui, poteva mai abbandonare “La Tana degli Orsi” al suo destino??!??!

E’ cominciata così, per passare 6 mesi di negoziati col cantiere per definire il “riscatto”, di consulti con meccanici, di preventivi, di ricerche di pezzi di ricambio (a Napoli …), di settimane di preghiere per far fare un lavoro da mezza giornata, di sbarco di motori, di scelte di batterie, di infiltrazioni, di cime, di impianti elettrici, di wc, di zattere da revisionare, di ispezioni Ri.Na. di pasta abrasiva, di vernice, di stracci, di carena, di lazy jack, di bolli, di nuova tassa, di trascrizioni di proprietà, di licenze da radiotelefonista, di dotazioni di sicurezza, di lampadina in testa d’albero … un bordello, insomma.

E di un po’ di soldi, ma nemmeno poi tanti. Però ragà, quanto ci stiamo divertendo!!

Ora galleggia a Cala Galera (Marcello, Walter, Roberto, vi ricordate?), perché abbiamo deciso di tenerla lì: alla fine non è lontano ed essendo così piccola, e pagando a mezzi e subaffittando agosto … si può fare!

Manca ancora di rimontarci le vele, ma ve la presento: su una foto c’è il mio amico-socio e sull’altra papà Angelo alle prese con una guarnizione.

Certo, lo so: la piccola TANA non sarà mai potente ed accogliente come BIANCO ORSO, né moderna ed elegante come LIBRA. Ma ditemi voi, non valeva la pena che ci provassi?

Perché verrò a chiedervi consigli e dritte e trucchi … E ci conto che me li darete, che magari un giorno ci troviamo da qualche parte tra Giannutri, Ventotene e Sapri, a tirare su un paio di bordi …

E poi, Marcello, Walter, … non sto a dirvi quanto piacere mi farebbe se – quando ci avrò preso davvero bene la mano – un giorno La TANA potrà essere utile anche per gli amici di “MAREAPERTO” …

Ciao
Stefano

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Degrado e rifiuti a Budelli – Parco della Maddalena

Degrado e raccolta di rifiuti “contagiosa” alla Maddalena, isola di Budelli, spiaggia del Cavaliere

Troviamo la meravigliosa spiaggia del Cavaliere a Budelli invasa da mozziconi di sigarette. Diamo il nostro contributo alla loro raccolta, che si rivela “contagioso”!

Le cicche di Budelli

Rifiuti a Budelli, Parco della Maddalena

L’Arcipelago della Maddalena è uno dei posti più belli del mondo.
L’Arcipelago è Parco Nazionale e le barche che vi transitano sono tenute a pagare una tassa, piuttosto cospicua a dire il vero e poco comprensibile.
Sull‘isola di Budelli, perla del parco, ci sono tra l’altro 2 spiagge di fama internazionale: la spiaggia Rosa e la spiaggia del Cavaliere, quest’ultima posta all’incrocio con le isole di Razzoli e S. Maria con le quali forma una zona di inestimabile valore ambientale chiamata “il Manto della Madonna“.  La spiaggia rosa è diventata una spiaggia sotto vetro: fino a pochi anni fa l’accesso era indiscriminato e distruttivo (molti portavano via come souvenir la mitica sabbia rosa che ora è quasi inesistente) e ora la si può guardare solo da lontano, quasi che i piedi umani ne possano alterare le caratteristiche e men che mai si può fare un bagno in quell’acqua meravigliosa;  la spiaggia del Cavaliere, di pari bellezza, piccolissima, viene al contrario invasa ogni giorno (d’estate) da migliaia  di turisti scaricati dalle barche turistiche e dalle barche da diporto che transitano nei pressi.
Voi penserete: è un parco, a pagamento, i gestori sapranno proteggere adeguatamente queste inestimabili risorse attarverso i regolamenti e la loro attuazione. Non è proprio così!

La spiaaggia del Cavaliere - Parco della MaddalenaIn Italia si ha una grande capacità di vietare, una piccola, molto piccola capacità di gestire.
In una delle crociere estive con la “Barca di carta” siamo passati  nei pressi delle due spiagge una prima volta a metà luglio e una seconda a fine agosto:
la prima volta abbiamo segnalato agli esattori della tassa del parco, in gommone, dei rifiuti voluminosi proprio sul sentiero costiero che porta alla spiaggia Rosa e abbiamo protestatao anche per lo stato in cui versava la spiaggia del Cavaliere: piena di rifiuti di ogni tipo e di centinaia di mozziconi di sigarette; ho scattato qualche foto.
I ragazzi del Parco, quasi indignati, ci hanno assicurato che avrebbero segnalato la cosa.

La seconda volta, a fine agosto la situazione era esattamente la stessa, aggravata da un mese di frequentazione, ma i rifiuti visti un mese prima erano ancora lì!!!.
raccolti mille mozziconi in mezzora a BudelliNon ce l’abbiamo fatta a sopportare tanto degrado, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato a raccogliere rifiuti e mozziconi di sigarette e in mezz’ora, in tre, abbiamo raccolto oltre a una busta di rifiuti di ogni tipo anche una bottiglia di plastica da 2lt piena di mozziconi, le “cicche” (vedi foto)!
Saranno più o meno un migliaio di mozziconi per 60-70 metri di spiaggia!

Mentre ci dedicavamo alla raccolta, alcuni bagnanti stranieri, un pò  meravigliati ed incuriositi dal nostro comportamento, ci hanno chiesto se fossimo tenuti a farlo e se fossimo del Parco della Maddalena e, chiarite le cose, hanno anche loro raccolto qualche cicca come personale contributo, consegnandole a noi!

Da questo piccolo ma significativo episodio abbiamo tratto qualche considerazione:
come dicevano i ragazzi ‘esattori’ del parco, la ‘gente’ è veramente incivile e inoculare in noi tutti un minimo di educazione  civica e e inoculare in noi tutti un minimo di educazione  civica e ambientale probabilmente è un’impresa titanica, che pur dovremo affrontare prima o poi…;

Parchi naturali ed i loro gestori a cosa servono????
Mi piacerebbe leggere sulle locandine che elencano tutti i divieti applicati alle varie zone,  anche i compiti che i gestori del parco si attribuiscono, tanto più se richiedono una tassa ( ma è lo stesso, sempre soldi nostri spenderebbero!).
Sui luoghi in questione non c’è nessun punto di raccolta di rifiuti, non c’è nessuno che controlli, non c’è nessuno che raccolga, non ci sono cartelli o indicazioni di sorta.
Le barche turistiche fanno il bello e il cattivo tempo transitando a velocità incredibili a 2 passi dalle altre imbarcazioni, che a loro volta, specie se motoscafi, solcano le acque ‘protette’ come missili e buttano le loro ancore dove vogliono, alla faccia della povera Posidonia (alga fondamentale per la vita dei fondali) che da regolamento dovrebbe essere protetta;
le zone retrostanti le spiagge sono ridotte a cessi pubblici.

raccolta mozziconi a BudelliSono contento che i nostri soldi servano (anche) a pagare stipendi di ragazzi (stagionali e prevalentemente disoccupati in altri periodi dell’anno), un pò meno che servano a finanziare organizzazioni incapaci di assolvere ai doveri più elementari, ma molto efficienti nell’esazione!

Visto che a ridurre l’ambiente in stato così pietoso noi stessi diamo un consistente contributo, dovremmo iniziare proprio noi a modificare il nostro comportamento: quando visitiamo qualsiasi posto naturale, invece che buttare il mozzicone in terra o stare a criticare aspramente chi già lo ha fatto, cambiamo prospettiva, raccogliamo un rifiuto non nostro e gettiamolo appena possibile in un cassonetto: ci accorgeremo, come è capitato a noi,  che i comportamenti sono contagiosi e se certo non risolveremo il problema sicuramente ne avremo una migliore coscienza.

E probabilmente troveremmo la Spiaggia del Cavaliere molto meglio di come l’abbiamo trovata noi.

E quando vedete cose che non funzionano:fatevi sentire, la natura è anche vostra!

Buon Vento a tutti

p.s.: avrei voluto inviare questo articolo anche all’Ente Parco della Maddalena, ma non è stato possibile, sul sito dell’Ente in quel periodo non ho trovato nessuna  funzionalità per contattarne un qualsiasi ufficio.

Ponza-balene

Avvistamento balene a Ponza – weekend a ottobre

Una splendida vacanza autunnale in barca a Ponza ci regala giornate estive, temporali, fulmini, tonnetti e l’avvistamento di una magnifica Balenottera Azzurra con il suo piccolo!

Cala Brigantina e scoglio Suvace a Palmarola, isole Pontine
Cala Brigantina – scoglio Suvace – Barca di carta all’ancora

Un piccolo racconto fotografico da uno splendido weekend autunnale della “Barca di carta” a Ponza e Palmarola, che ci ha regalato prima 2 giornate estive nella quasi totale assenza di barche e turisti, perfette per un bel trekking sull’isola di Palmarola, poi una giornata di temporali e fulmini passata all’ancora nel ridosso di cala Feola a Ponza, ed infine un ritorno verso casa con bel tempo coronato dalla pesca di un bel tonnetto e dall’avvistamento di 2 balenottere azzurre, mamma con il piccolo, che si sono esibite per noi in numerose emersioni ed immersioni nel loro placido cammino!

Vedere le balene è uno spettacolo unico e indimenticabile, ci sentiamo veramente in debito: grazie mare!

 

 

 

 

 

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Impressioni da un weekend in barca a vela

IMPRESSIONI DA UN WEEKEND IN BARCA A VELA con la “Barca di carta”- feedback e recensione

Emilia, partecipante ad uno degli ultimi e più bei weekend a vela della stagione, ci invia il suo feedback, recensione ed impressioni sull’esperienza vissuta sulla “Barca di carta”, che pubblichiamo molto volentieri:

 

weekend navigazione verso le Pontine“Ma dove vado? L’estate è finita, che vado a fare in barca a vela alle Pontine a metà ottobre?!?”
Poi in barca (di carta), ho scoperto che questo dubbio ha assalito tutti gli altri ospiti e un compiacimento comune, ci ha piacevolmente assortito.
Bene, ecco alcuni buoni motivi per non esitare:

la partenza di notte su un mare argentato dalla luna che illuminava l’aria calma, il golfo di Nettuno e decantava le nostre assurde corse del quotidiano;

l’arrivo ventilato su una parete a mezzaluna di roccia grigia e il risveglio a mollo in un’acqua da bere (chi l’ha detto che a ottobre il mare è freddo?);

non ti annoi mai per lo spettacolo che le isole ti offrono, per le alternative alle navigazione proposte (passeggiata sulla falesia, visita a Ponza, piena libertà di restare in barca per vedere come fa quella palla di fuoco del sole a fare da controcanto alla luna già affacciata sul versante sud-orientale di Chiaia di luna);

– non ti voglio rovinare l’arrivo a Palmarola da oriente (?), la Cattedrale (Punta Tramontana-Palmarola) è nulla rispetto a ciò che compare dietro l’angolo!

Questo rientro a Nettuno di domenica pomeriggio, salutato dalle stenelle (delfini), scaldato da raggi di sole inclinati d’autunno, schiaffeggiato dal vento, ti fa rimanere l’estate addosso almeno per 1 mese e vivi di rendita.

Allora alla domanda “ma dove vai in barca a vela a metà ottobre?”, sorridi, sorridi, distante e imperturbabile, sollevato e alto come l’albero e le crocette sul blue back di un cielo terso (cosa rispondere a fare?!?!?????).

Emilia

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Tonno in trappola inchiesta Greenpeace sulla pesca del Tonno

TONNO IN TRAPPOLA – inchiesta Greenpeace sui produttori di Tonno in scatola – pesca ecosostenibile

pesca-tonno-ecosostenibileVuoi sapere cosa c’è dietro al tuo piatto di spaghetti con il tonno?
Vuoi sapere cosa sta succedendo alle popolazioni di tonno del pianeta?
Vuoi sapere come si comportano i produttori di tonno in scatola per poter orientare meglio i tuoi acquisti?

pesca indiscriminata al tonno- migliaia di tonni nella stiva di una naveCi viene in aiuto una ricerca condotta da GREENPEACE, il TONNO in TRAPPOLA, che indaga sui consumi di Tonno e sui produttori di tonno in scatola in Italia e nel mondo (l’Italia è il secondo produttore di tonno in scatola in Europa) aiutandoci ad orientare la nostra scelta per una pesca ecosostenibile, considerando che al punto in cui siamo sarebbe opportuno ridurne drasticamente il consumo se non ad annullarlo per un certo periodo.

Clicca sui link seguenti e leggi attentamente:

Inchiesta GREENPEACE: il TONNO IN TRAPPOLA

GREEANPEACE TONNO News-i progressi della campagna

Classifica dei produttori di Tonno in scatola

Una GUIDA per mangiare il pesce giusto

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produttori di tonno in scatolaPer mio conto vorrei aggiungere che l’atteggiamento di chi produce prodotti industriali, spesso in modo irresponsabile e attento solo al profitto, altro non è che il riflesso dei nostri comportamenti tutti i giorni, improntati al disinteresse quando non al danneggiamento attivo dell’ambiente marino.

Purtroppo ne abbiamo abbondanti esempi anche andando per mare in barca a vela, piccoli ma molti e significativi esempi.
Basti pensare a come trattiamo angoli di paradiso in cui ancora riusciamo a farci il bagno durante la bella stagione: pur essendo i nostri fondali ormai tristemente deserti in quanto a vita marina, siamo sempre pronti ad impugnare un fucile subacqueo per fiocinare magari una povera cerniotta di qualche etto come se fosse un trofeo degli abissi impedendole di riprodursi e diventare un meraviglioso bestione di qualche decina di chili!
Oppure per pescare quell’unico polpo che abbiamo incrociato dopo ore di nuoto invece che imparare qualcosa di più da tutti i divertenti stratagemmi che mette puntualmente in atto pur di distogliere la nostra attenzione o per metterci paura!
tonnetti appena pescatiOppure a predare decine di ricci di mare (protetti!) buttandone via la maggior parte perchè non sappiamo riconoscere quelli giusti e nemmeno se è la stagione giusta, pur di soddisfare la nostra voglia di spaghetti!
Oppure a pescare, se capita, dalla barca decine di tonni e tonnetti (se capiti in mezzo alla ‘mangianza’ diventa una specie di corpo a corpo, se ne possono pescare decine…) senza saperci accontentare di quei 3-4 che ci faranno comunque felici a tavola.
E basti poi pensare a come trattiamo le nostre spiagge (lo sapete, vero?, che ogni mozzicone di sigaretta buttato dal finestrino della macchina sempre al mare andrà a finire!), alla nostra smania di usare continuamente saponi e detergenti, anche al mare!

Esempi se ne possono fare a decine anche in contesti diversi, se non cambieremo per primi noi nelle nostre teste non potremo pretendere che altri facciano il lavoro per noi!

BUON VENTO!

Naufragio Costa Concordia: riflessioni

Riflessioni sul naufragio della nave COSTA CONCORDIA del 13 gennaio 2012, isola del Giglio – Italia

Naufragio della nave da crociera Costa ConcordiaScrivo questo articolo sul naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio di 2 giorni fa perchè ogni evento di queste dimensioni spinge a riflettere a chi va per mare, per passione, diletto o per lavoro.
Ciò che vado a scrivere è frutto delle informazioni ancora non tutte confermate e consolidate di 2 giorni concitati trascorsi dal naufragio, ma mi sembra ce ne sia già abbastanza per farci ragionare e trarre qualche insegnamento a caldo, mentre ancora, forse, delle persone sono intrappolate tra le lamiere della Concordia ed anche il piccolo gioiello dell‘isola del Giglio teme per la sua sorte ambientale, legata alla presenza di centinaia di tonnellate di carburante presenti nei serbatoi del relitto, a rischio di affondare completamente aggravando ancora di più la situazione.

E’ un pò una riflessione su quello che potrebbe essere successo realmente e su quello che a volte è successo a noi tutti, cioè di azzardare oltre il limite consentito, senza pretendere che sia, in questo caso, accaduto realmente.

Secondo me, questa tragedia della Costa Concordia si può riassumere in poche parole:
follia umana, presunzione, eccesso di fiducia e di sicurezza in se stessi.

Tutte cose che possono cogliere ognuno di noi in qualsiasi momento.
Tanto più gravi se colgono contemporaneamente e probabilmente, più soggetti al ‘governo’ di una nave.

Una nave che, come alcuni hanno già argutamente fatto notare, ricorda l’attuale ‘nave’ Italia, coricata su un fianco.

Non a caso il termine ‘Governo’ (vi ricorda qualcosa?!?), viene dal latino e ancor prima dal greco: Gubernare, indicando chi sta al timone e tiene la barca sulla giusta rotta e, in senso più allargato, chi mantiene sulla giusta rotta la ‘nave’ della comunità controllando con perizia il timone.
Di qui la grande responsabilità di chi assume questo compito, nei confronti della nave e di tutti coloro che sono ‘imbarcati’.
Vedi la nota etimologica in calce, tratta da Wikipedia e dal sito Rai-educational.

Ma anche i timonieri, a volte, dimenticando che chi li fronteggia, il mare, non perdona errori, a volte peccano di presunzione, pensano di essere, loro stessi, un po’ degli dei del mare e agiscono in modo sconsiderato, accecati dalla folia di un attimo.

Molte volte va bene, la scampano apparendo quasi mitici agli occhi dei profani nell’osare laddove sarebbe più opportuno esser cauti, ma alcune volte viene presentato un conto molto, molto salato, come nel caso della Concordia.

Tutti noi che andiamo per mare facciamo errori di valutazione, ad ogni errore conquistiamo un briciolo di saggezza in più, e ciò nonostante errori ed incidenti continuano a capitare, ricordandoci che, forse, avremmo potuto fare le cose diversamente.
Venendo alla Concordia, non posso non pensare che chi era al governo della nave (in questo caso chi aveva il comando della nave e potere di decidere la rotta, non chi la governava fisicamente) abbia peccato di ‘troppa confidenza’ e di ‘presunzione’ : nelle proprie capacità, negli strumenti a disposizione, nelle condizioni meteo; al comando di una nave perfetta, modernissima, con bel tempo, mare calmo, buona visibilità per quanto buona possa esserlo di NOTTE!

Ma, di NOTTE, si può vedere bene la costa illuminata, sicuramente è impossibile vedere uno scoglietto semisommerso che sta lì da qualche milione di anni.

Di NOTTE, è difficilissimo per chiunque valutare con precisione le distanze in mare, i nostri sensi non hanno i riferimenti necessari per operare al meglio, dobbiamo procedere alzando moltissimo il livello di allerta, ricorrendo alla conoscenza pregressa dei luoghi ed alla nostra esperienza, ricorrendo a tutti gli strumenti di ausilio alla navigazione ed alla tecnologia disponibile. Ed alla massima dose di prudenza possibile, esagerando in eccesso i margini di errore che ci saremmo concessi di giorno. Per capirci, se di giorno mi concedo di passare, con una barca di 10mt, a distanza di 100 mt da uno scoglio ben visibile o da una zona pericolosa, di notte se necessario prenderò riferimenti per passarci a non meno di un miglio…).

Senza elementi che diano massima sicurezza e i più ampi margini di errore, nessuno in piena coscienza si avvicinerebbe di notte a coste che non conosce più che bene, a patto di poterlo evitare.
I relitti disseminati ovunque sottocosta, nel mondo, sono li a testimoniarlo.

Non so se la Concordia stesse procedendo con gli strumenti automatici di navigazione o manualmente: essendo così vicina alla costa propendo per la seconda ipotesi, navigazione manuale ma con l’assistenza di tutti gli apparati di cui può disporre un mostro tecnologico come quello. Ma anche se procedesse con il pilota automatico non cambierebbe molto le cose.

In ogni caso, la troppa confidenza (non voglio pensare che la nave non fosse sotto controllo e se ne stesse andando per conto suo ‘non governata’! Il mio cervello si rifiuta di arrivare a questo punto!) può aver suggerito a qualcuno di osare un passaggio molto ravvicinato. In un momento di ‘leggerezza’ o incoscienza, qualcuno potrebbe aver pensato:” la carta nautica del Giglio ed il GPS mi indicano che il pericolo è fuori dalla nostra rotta; si, passeremo vicini agli scogli delle ‘Scole’ , ma poco più al largo il fondale è buono e scende ad una profodnità di sicurezza, ci passiamo tranquillamente, sembrerà di poter toccare l’isola!
Quante volte sono venuto qui al Giglio, in vacanza o per lavoro? La notte è magnifica! I 4000 passeggeri, compreso l’equipaggio, godranno di uno spettacolo fantastico!”

Le difese e gli allarmi sono bassi, un po’ tutti confidano nella perizia di chi ha deciso la rotta, d’altronde ha esperienza da vendere, e nessuno osa, da subalterno, azzardare a dire (ma potrebbe averlo pensato…): ‘…ma non siamo un po’ troppo vicini? Non sarebbe meglio essere più prudenti e prendere un maggiore margine di sicurezza?
Che ci ‘costa’ passare un po’ più al largo facendo un mezzo giro???”

Ci ‘costa’ la Costa, Concordia!

Lo spettacolo improvvisamente si tramuta in un rumore sinistro, terribile, che mai nessuno vorrebbe sentire sotto la propria chiglia: SCRATCHZPRTGNIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIBANG!!!!
La nave trema come una foglia, abbiamo ‘toccato’!

E qui la follia e la troppa fiducia continua il suo percorso: ma com’è possibile?!?! Cosa abbiamo toccato?!?! Secondo la carta nautica qui non ci doveva essere nulla! ( ma a pochi metri si……).

Che danni abbiamo? Abbiamo falle sotto la linea di galleggiamento? Imbarchiamo acqua?

Comandante diamo l’allarme alla Guardia Costiera? NO!

O non ancora.
Com’è possibile??? Abbiamo 4000 persone a bordo potenzialmente in pericolo, e non lanciamo l’allarme?!?!
Anche se non avessimo ancora la percezione del reale pericolo, non chiamiamo chi potrà aiutarci ed a questo è preposto???
L’allarme, sembra, è stato dato dopo un’ora dall’urto : un’eternità!

Intanto lo scoglietto a pelo d’acqua è stato strappato dal suo millennario giaciglio, si è incuneato proprio sotto la linea di galleggiamento, e poco sensibile alla manifestazione di potenza di questo mostro luminoso che gli sta passando sopra, senza troppa delicatezza gli mostra chi è il più forte: gniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!

Squarcio sulle lamiere di 70 metri e si incastona a perenne ricordo tra di loro come una specie di pietra preziosa , un anello di matrimonio indissolubile, fino alla morte.

Molto recentemente è accaduto un episodio tutto sommato simile: la navigatrice oceanica F.Arthaud, protagonista di navigazioni in solitario in tutti i mari e con ogni tempo, se ne stava navigando di notte con la sua barchetta in solitario, dall’Italia alla Corsica, ottobre 2011.
Bel tempo, devo fare pipì, non mi va di andare sottocoperta, la farò sporgendomi in fuori, dallo specchio di poppa, l’ho fatto centinaia di volte.
Non mi lego, farò in un lampo, è tutto tranquillo. Ma nella notte arriva un’onda più alta delle altre, chissà da dove è venuta nel buio!, e mi sbalza improvvisamente. Non mi stavo tenendo bene, è capitata proprio mentre mi tenevo con una sola mano: cado in acqua!
La mia barca se ne sta andando, impossibile raggiungerla.

Ma sono abbastanza vicina alla costa, non abbastanza da poterla raggiungere a nuoto, in questa stagione, ma abbastanza perché con il mio TELEFONO CELLULARE IMPERMEABILE che ho in tasca possa lanciare l’allarme! (a volte una semplice accortezza di questo tipo, nella follia di un secondo, e pochi euro spesi in più ti possono salvare la vita. Un cellulare normale in acqua non avrebbe avuto speranze!)
Sono quasi in ipotermia ma vedo l’elicottero avvicinarsi, ce la farò anche questa volta, proprio sul filo tra vita e morte!
Chissà come si comporterà la navigatrice le prossime volte che le scapperà di fare la pipì a bordo, resta il fatto di aver peccato di un eccesso di fiducia in se stessa che le poteva costare la vita, ma in fondo era sola con la sua barca, non ha messo a repentaglio la vita di nessun altro.

Non credo che il comandante della Concordia Schettino avrà molte altre possibilità per valutare diversamente una simile situazione, ma certamente non vorrei essere nei suoi panni, nella sua mente, nel vortice dei suoi pensieri, che a caldo gli hanno fatto dire: quello scoglio non era indicato sulle carte nautiche! ( e tu che ci facevi a pochi metri dagli altri scogli, quelli si indicati molto bene, ammesso e non concesso che fosse così, con una nave come la Costa Concordia lunga ben 292 mt e con 4000 persone a bordo, quando di notte nemmeno i barchini dei pescatori del luogo si avvicinano così pericolosamente a quegli scogli?
Il gioco di prestigio da applauso?).

Non ce n’era nessun bisogno, poco oltre c’era mare profondo e navigabile.

Non è finita qui, nelle ore successive sembra siano accadute cose altrettanto gravi, dalle misure di sicurezza a bordo, ai piani di evacuazione, alla preparazione dell’equipaggio ad un evento di naufragio, all’abbandono della nave, alla perdita di vite umane.

Tutto sommato, senza voler fare accostamenti inappropriati, non mi sembra una situazione molto dissimile da quella in cui ci troviamo a volte in mare, quando con la nostra tranquilla barca a vela ci vediamo sfrecciare a pochi metri mostri galoppanti giganteschi, inconsapevoli (loro) che il più banale inconveniente, il minimo cambio di rotta può provocare in pochi secondi la tragedia!

Senza per questo voler sminuire anche il nostro, di eccesso di sicurezza, che a volte ci viene a trovare, ma che oggi ha subito un altro colpo per mano di questa sciagura della Concordia.

Ne faremo tesoro.

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Nota:  origine del termine ‘governo’.

Il termine italiano governo rinvia al greco kybernán e quindi al latino gubernare, da cui si formò gubernum.

Ma cosa accomuna un membro del governo, il pilota di una nave e uno studioso di cibernetica? Se guardiamo alla storia delle parole, l’origine stessa di questi nomi.

Il verbo greco kybernán, un termine di origine piuttosto controversa, significava infatti reggere il timone di un’imbarcazione, con riferimento alla funzione del pilota di una barca o di una nave che la mantiene sulla rotta fissata.

Kybernetes era appunto il pilota, o il timoniere, mentre l’arte di pilotare, di guidare era detta kybernetikè tékhne, da cui il matematico americano Norbert Wiener ha tratto in inglese nel 1948 cybernetics come scienza che studia come riprodurre nelle macchine i sistemi di guida e di controllo del cervello degli esseri viventi: di qui provengono l’italiano cibernetica e i suoi derivati riferiti ai cervelli elettronici.

Per un popolo di navigatori come i Greci questo verbo costituiva veramente un termine chiave, emblematico, che presto dall’impiego tecnico nautico era passato al valore traslato e più generale di chi mantiene gli altri sulla giusta rotta, cioè chi li governa.

Questa metafora è da accostare alle molte altre del linguaggio odierno, collegate agli stessi ambienti e oggetti, per cui è comune affermare che “si sta nella stessa barca” soprattutto quando c’è burrasca, o che “si manda avanti la barca” anche se non si è proprio navigati, cioè esperti.

Dal greco la parola, nel suo duplice significato, è entrata molto presto nella lingua latina, dove è diventata gubernare e gubernum, quello con cui si governa, con riferimento al timone di una nave o anche con il significato più generico di governo, che nell’italiano di oggi ha prevalso.

Nei secoli passati, tuttavia, anche in italiano governo poteva avere significato di timone, come attestano Dante, Petrarca e Bembo